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La cultura come volano per l’economia del territorio: infrastrutture e capitale umano nel contesto europeo – Fondazione Farefuturo

Come membro della Commissione Affari Esteri e Comunitari, nel mio intervento vorrei toccare alcuni punti che riguardano la promozione della cultura italiana nel mondo. Il tema è di mio profondo interesse e costituisce uno dei principali filoni su cui ho scelto di concentrarmi nella mia attività parlamentare. Riprendendo la prima parte del titolo di questo incontro, sono profondamente convinta che la promozione della cultura non sia solo un mero esercizio astratto di attività “belle”, ma sconnesse dalla realtà materiale della nostra vita di tutti i giorni. Al contrario, ritengo che la cultura sia un volano imprescindibile della nostra economia, delle nostre imprese che operano “all’estero” e delle nostre imprese che operano “con l’estero”, anche attraverso le esportazioni. Promuovere la cultura italiana fuori dai nostri confini ha, infatti, importanti ricadute positive all’interno del nostro territorio. È proprio in virtù di queste considerazioni che il nostro governo sta ponendo particolare enfasi sulla promozione del Made in Italy nel mondo. La promozione culturale non può essere circoscritta e vincolata allo svolgimento di attività nel campo dell’arte, del cinema, del teatro o della musica. In un’ottica di promozione integrata, la promozione culturale deve essere considerata come un elemento della diplomazia economica, strategico per la promozione di tutto il sistema-paese: dalla promozione del turismo verso l’Italia, all’internazionalizzazione delle nostre imprese e del sistema universitario; dalla cooperazione nel campo della scienza, della tecnologia e dell’innovazione alla promozione del design e delle produzioni eno-gastronomiche; fino ad arrivare al nostro manifatturiero di qualità, settore nel quale l’Italia ha pochi rivali al mondo.

Tutto ciò si fonda sulla consapevolezza del potenziale strategico e propulsivo della “diplomazia culturale” nell’ambito della politica estera, che, insieme alla “diplomazia economica” e a quella scientifica, rappresenta un unicum per stimolare la crescita e per proporre all’estero un’immagine dinamica ed attuale dell’Italia e delle sue potenzialità. Si tratta di un approccio olistico, in cui le varie dimensioni – in primis economiche e culturali – devono integrarsi armonicamente, al di là dei compartimenti stagni nei quali siamo stati per lungo tempo abituati a immaginarle ingabbiate. Tale approccio integrato, avviato dal ministero degli esteri – il quale vanta un invidiabile patrimonio di conoscenze e capacità –, è un metodo che intendiamo potenziare nel corso di questa legislatura. Nell’azione di diplomazia culturale, l’Italia attribuisce un ruolo importante ai nostri Istituti Italiani di Cultura. Le principali missioni istituzionali degli IIC sono: la promozione della cultura, della lingua, del turismo, dei nostri territori, del design italiano. Ciò avviene non solo attraverso la predisposizione di una programmazione culturale, ma anche mediante la creazione di una rete di rapporti con le istituzioni dei paesi ospitanti. Questo permette ai nostri istituti di proporsi non solo come centri propulsori di attività e di iniziative di cooperazione culturale, ma contribuisce anche alla creazione di condizioni favorevoli all’integrazione degli operatori italiani nei contesti culturali internazionali. La promozione del Made in Italy e di tutte le nostre eccellenze passa necessariamente anche da qui, in stretto coordinamento con le nostre missioni diplomatiche, con gli uffici dell’ICE (l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) e con l’ENIT (l’Agenzia nazionale del Turismo). I più grandi attori statali internazionali attribuiscono una posizione di primo piano alla promozione della propria cultura e della propria lingua. Basti pensare alle politiche di “soft power” cinesi, che accompagnano passo-passo l’espansione economica del gigante asiatico. Oppure pensiamo alla Francia, che mira a consolidare la propria presenza economica e politica in Africa anche attraverso le sue politiche culturali. Per non parlare degli Stati Uniti, che, a partire dal secondo dopoguerra, hanno diffuso non solo il proprio way of life, ma, addirittura, l’intero modello di sviluppo capitalistico, principalmente attraverso la potentissima arma cinematografica.

Anche alla luce di queste evidenze “storiche”, sono profondamente convinta che la promozione della cultura e della lingua all’estero debba costituire una componente strategica della proiezione internazionale del nostro Paese, impegnato a favorire il dialogo, l’innovazione e la crescita. È una attività che, da un lato, riflette l’interesse nazionale e, dall’altro, rappresenta di per sé un investimento in grado di garantire un ritorno economico nel medio periodo.

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