Marche|

Emendamento al Decreto Rilancio.

Dopo l’articolo 167 aggiungere il seguente ART.167-bis 1. Al comma 1 dell’articolo 111 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, dopo le parole: «società a responsabilità limitata semplificata di cui all’articolo 2463-bis cc» sono aggiunte le seguenti: «o società a responsabilità limitata con capitale sociale pari o inferiore a euro 10.000» 2. Il Ministero dell’economia e delle finanze provvede ad modificare, anche adeguandolo alle disposizioni di cui al comma 1, il decreto ministeriale 17 ottobre 2014, n. 176 entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto come segue: All’articolo 1 comma 2 sopprimere la lettera a; All’articolo 1, comma 2, lettera d) sopprimere le parole “anche disgiuntamente, requisiti dimensionali superiori a quelli previsti dall’articolo 1, secondo comma, lettere a) e b) del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, come aggiornati ai sensi del terzo comma della medesima disposizione ed” e aggiungere, dopo le parole “livello di indebitamento”, la parola “finanziario”;  All’articolo 3, comma 1, sostituire le parole “durante il periodo di rimborso” con le parole “durante i primi tre anni del periodo di rimborso”; All’articolo 4, comma 1, sostituire la frase “I finanziamenti non possono essere assistiti da garanzie reali e non possono eccedere il limite di euro 25.000 per ciascun beneficiario” con la frase “I finanziamenti non possono essere assistiti da garanzie reali e non possono eccedere il limite di euro 40.000 per ciascun beneficiario”; All’articolo 4, comma 2 sostituire la frase “L’operatore di microcredito può concedere allo stesso soggetto un nuovo finanziamento per un ammontare, che sommato al debito residuo, non superi il limite di 25.000 euro o, nei casi previsti dal comma 1, di 35.000 euro” con la frase “L’operatore di microcredito può concedere allo stesso soggetto un nuovo finanziamento per un ammontare, che sommato al debito residuo, non superi il limite di 40.000 euro o, nei casi previsti dal comma 1, di 50.000 euro”. All’articolo 4 comma 4 sostituire le parole “sette anni” con le parole “dieci anni” ed eliminare le parole “ad eccezione dei finanziamenti concessi per le finalità di cui all’articolo 2, comma 1, lettera d), per i quali la durata è coerente con il piano di formazione finanziato e in ogni caso non superiore a dieci anni”.

RELAZIONE ILLUSTRATIVA L’emendamento proposto, che implica una modifica dell’art. 111 Tub e del conseguente decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 17 ottobre 2014 n. 176, ha come scopo l’ampliamento della platea dei potenziali beneficiari di finanziamenti in regime di Microcredito e il potenziamento di questa linea di credito come strumento di sviluppo e rilancio di micro e piccole imprese. L’emergenza COVID19 e la conseguente crisi di liquidità manifestata dal sistema produttivo italiano, che comporterà una riduzione del numero dei posti di lavoro attualmente disponibili sul mercato del lavoro nazionale, impone infatti un potenziamento generale di una misura che, nel corso degli anni, si è già rivelata uno strumento di reale creazione di sviluppo economico, di occupazione e di emancipazione sociale, arrivando a generare, per ogni finanziamento erogato, 2,43 nuovi posti di lavoro.  Alla luce di queste considerazioni e del quadro macro e micro economico generale e del previsionale di sviluppo del sistema imprenditoriale italiano, e tenuto conto che l’emendamento proposto è a costo zero per lo Stato e quindi non necessita di ulteriori coperture e che, al contempo, amplia la platea dei potenziali beneficiari dello strumento di una numero compreso tra le 100.000 e le 200.000 micro e piccolissime imprese. il presente emendamento consente il raggiungimento di alcuni obiettivi ad alto valore strategico e strutturale: 1. Viene consentito l’accesso al microcredito alle Società a Responsabilità Limitata Ordinarie, il cui capitale non superi la soglia massima di capitale sociale prevista per le s.r.l. semplificate, cioè 10.000 euro. 2. Viene consentito l’accesso al microcredito anche alle partite IVA e alle imprese costituite prima di cinque anni fa. L’evoluzione del mercato e la modifica del contesto sociale causate dall’emergenza COVID19 costringeranno infatti un’ampia platea di lavoratori autonomi e micro-imprenditori a ripensare in toto la propria attività lavorativa e il proprio progetto di impresa a prescindere dalla data di costituzione. 3. Viene consentito il superamento dei requisiti di accesso dimensionali, ovvero i livelli massimi di fatturato e di investimento, come parametri di accesso al Microcredito. Tali parametri sono stati infatti mutuati dalla Legge Fallimentare al momento dell’istituzione dello strumento, ma nel corso dell’applicazione dello stesso si sono rivelati non allineati con i trend di mercato e le reali esigenze dei potenziali beneficiari. 4. Viene fissato un parametro certo per la durata dell’erogazione dei servizi accessori, elemento fondativo e strumento di validazione del finanziamento in Microcredito. La normativa attuale impone infatti l’erogazione dei servizi accessori (tutoring) genericamente durante il periodo di rimborso, senza specificare la loro frequenza e la loro durata. Posto che è maggiormente efficace concentrare il monitoraggio garantito dai prestatori dei servizi ausiliari obbligatori nei primi tre anni di ammortamento (fase di start up o rilancio) la norma modificata stabilisce l’obbligatorietà della loro erogazione nei primi tre anni di ammortamento e rende più efficace e sostenibile il prodotto finanziario. 5. Viene reso sostenibile il rimborso del microcredito da parte dei beneficiari senza alcun aumento, concreto o ipotizzabile, dei tassi d’interesse. L’aumento da 25.000 a 40.000 euro dell’importo massimo del “microcredito imprenditoriale”, elevabile a determinate condizioni fino a 50.000 euro, comporta infatti un aumento del costo pro rata. Prolungare il periodo di ammortamento consente di superare questa criticità. Il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (c.d. “Decreto Cura Italia”), all’art. 49, comma 5, ha previsto l’aumento da € 25.000 a € 40.000 del limite massimo di cui all’art. 111, comma 1, lett. a) del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo Unico Bancario) 176/2014, disponendo nel contempo l’adeguamento, da parte del Ministero dell’economia e delle finanze, del decreto 17 ottobre 2014, n. 176. Tale disposizione è stata poi abrogata ed integralmente riprodotta nell’art. 13, comma 9 del successivo decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 (c.d. “Decreto Liquidità”), in fase di conversione in legge. Per quanto riguarda l’estensione della garanzia del Fondo PMI (Sezione Microcredito) al nuovo importo di € 40.000, il Consiglio di Gestione del Fondo ha precisato, con circolare operativa n. 8 del 19 marzo 2020, che “per la piena applicazione della norma è necessario l’adeguamento del D.M. 17 ottobre 2014, n.176”. A tale riguardo si osserva che, prevedendo un innalzamento del limite massimo del finanziamento a € 40.000 e lasciando invariata la possibilità prevista dal decreto 176/2014 di un ulteriore aumento – a determinate condizioni – per € 10.000, viene introdotta la possibilità per le imprese di beneficiare di un finanziamento massimo di € 50.000.

Argomenti trattati: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *