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Emendamenti riforma Microcredito.

EMENDAMENTO 1 Art. 40 Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: 2. bis L’incremento del limite di finanziamento delle operazioni di microcredito aumentato a 40 mila euro dal comma 9 dell’articolo 13 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2020, n. 40, si applica dalla data di entrata in vigore della presente legge. È abrogato il secondo periodo del comma 9 dell’articolo 13 decreto-legge n. 23 del 2020. 

Relazione tecnico illustrativa

L’emendamento che si propone intende rendere immediatamente operativa una norma che nel decreto-legge n. 23 dello scorso aprile aveva recepito le istanze del mondo del microcredito, ma che di fatto non è possibile attuare stante la condizionalità dell’emanazione di un decreto ministeriale di modifica del DM n. 176 del 2014. L’incremento del plafond finanziario per le operazioni microcredito si rende quanto mai urgente in un momento in cui l’autoimprenditorialità produttiva va oltremodo incoraggiata stante la perdurante crisi economica legata alla pandemia. La necessità dell’immediato adeguamento va altresì considerata in relazione ai mutamenti economici intercorsi dalla originaria fissazione del limite di 25 mila euro, importo non più congruo per l’avvio di una solida iniziativa imprenditoriale. La disposizione, come la norma del decreto-legge n. 23 che si va a modificare, non ha effetti negativi sui saldi di finanza pubblica comportando solo una immediata e piena applicazione della stessa, ma reca effetti indotti positivi sulla auspicata ripresa economica del Paese.

La proposta emendativa consegue l’obiettivo sopra descritto operando esclusivamente sulle norme di rango primario già in vigore ed abrogando le stesse norme, sempre di carattere primario, che prevedono modifiche a norme di carattere secondario. 

EMENDAMENTO 2 ART. 41 Dopo il comma 5, aggiungere il seguente:

5. bis Le esposizioni debitorie nei confronti di banche, di intermediari finanziari previsti dall’articolo 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n.385, (Testo unico bancario) e degli altri soggetti abilitati alla concessione di credito in Italia concernenti misure di sostegno finanziario al microcredito per i lavoratori autonomi  o imprese titolari di partita IVA da più di cinque anni, s’intendono comunque valide ed il periodo di ammortamento per i finanziamenti pari a 40.000 euro è elevato a dieci anni. 

Nota illustrativa. Eliminazione del limite dei 5 anni per le partite IVA

Ai sensi dell’art. 1, comma 2 del DM n°176/2014, sono esclusi dal microcredito, tra l’altro, i finanziamenti ai lavoratori autonomi o imprese titolari di partita IVA da più di cinque anni. Tale limitazione è stata introdotta al fine di riservare lo strumento del microcredito alle imprese di più recente costituzione e, quindi, non sufficientemente strutturate. Tenuto conto dell’emergenza COVID-19, si propone di eliminare la limitazione dei 5 anni ed al contempo prevedere un periodo di ammortamento del finanziamento di dieci anni per i finanziamenti di importo di 40 mila euro.

EMENDAMENTO 3 ART. 41 Dopo il comma 4 aggiungere i seguenti:

    4 bis Nell’ambito delle attività destinatarie di finanziamenti del microcredito, di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, 17 ottobre 2014, n.176, finalizzate a sostenere l’avvio o lo sviluppo di un’attività di lavoro autonomo o di microimpresa, rientrano anche le società a responsabilità limitata ordinaria, il cui capitale sociale non superi la soglia prevista di 10 mila euro.

    4 ter In deroga alla disciplina prevista dal Fondo di garanzia di cui all’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, le società di cui al comma 1, s’intendono escluse dall’applicazione del modello di valutazione del Fondo medesimo.

    4 quater Le imprese beneficiarie dei finanziamenti previsti dal microcredito, che al momento della richiesta presentino, anche disgiuntamente, requisiti dimensionali superiori a quelli previsti dall’articolo 1, secondo comma, lettere a) e b) del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, come aggiornati ai sensi del terzo comma della medesima disposizione, con riferimento al livello di indebitamento superiore a 100.000 Euro, tale parametro s’intende limitato soltanto alle esposizioni debitorie verso gli intermediari finanziari. 

    4 quinquies. In relazione agli effetti economici negativi determinati dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, rientrano tra i beneficiari dei finanziamenti del microcredito, le imprese di cui all’articolo 1, comma 2, lettera d) del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, 17 ottobre 2014, n.176, che al momento della domanda possiedono il solo requisito relativo ai ricavi annui lordi superiori complessivi annui pari ad un massimo di € 200.000.

    4 sexies. Fermo restando quanto disposto all’articolo 2, comma 1, del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, 17 ottobre 2014, n.176, la concessione dei finanziamenti per il microcredito, è destinata anche ai soggetti che, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del finanziamento, non sono qualificabili come imprenditori o aspiranti tali e che, pertanto, non devono essere in possesso di partita IVA ai fini dell’accesso al credito e, conseguentemente, alla garanzia del Fondo centrale di garanzia, di cui all’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

Nota illustrativa. Estensione del microcredito alle s.r.l. ordinarie, limitazione del parametro “indebitamento”,eliminazione del requisito patrimoniale di € 300.000 e microcredito per la “formazione”. L’art. 1, comma 1 del DM 176/2014 esclude dall’accesso al microcredito le società di capitali, fatta eccezione per le s.r.l. semplificate. Al riguardo, si osserva che, a seguito dei ripetuti interventi di modifica al diritto societario, anche le SRL ordinarie, al pari di quelle semplificate, possono oggi essere costituite con un capitale minimo pari a 1 euro, purché i conferimenti vengano effettuati esclusivamente in denaro. Pertanto, considerato che per le s.r.l. ordinarie con capitale superiore a 10.000 euro non si ravvisa la necessità di un ricorso al microcredito; conseguentemente con il presente emendamento si propone, ai commi 1 e 2 rispettivamente: che tra le forme societarie individuate dall’art. 1, comma 1 del DM 176/2014 sia compresa anche la tipologia della SRL ordinaria il cui capitale non superi la soglia massima di capitale sociale prevista per le SRL semplificate, (ovvero 10.000 euro) ed inoltre che (in deroga alla disciplina del Fondo di garanzia per le PMI) tali società siano escluse dall’applicazione del modello di valutazione del Fondo medesimo. Il successivo comma 3 prevede che il parametro di “indebitamento” previsto all’art 1, comma 2 lettera d) del DM n.176/2014 sia limitato alle sole esposizioni verso gli intermediari finanziari. Il comma 4 dell’emendamento in oggetto interviene, sopprimendo il requisito patrimoniale, superiore a euro 300.000, mantenendo il solo requisito relativo ai ricavi lordi complessivi annui pari ad un massimo a euro 200.000. Si ricorda che il suesposto art. 1, comma 2, lett. d) del DM n.176/2014 esclude dal microcredito le imprese che, al momento della richiesta presentino, anche disgiuntamente, un attivo patrimoniale annuo superiore a 300.000 euro e ricavi lordi complessivi annui superiori a 200.000 euro. Il comma 5 amplia le disposizioni relative ai finanziamenti del microcredito, (e di conseguenza modifica l’attuale disciplina specifica) in favore di soggetti che al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del finanziamento, non sono qualificabili come imprenditori o aspiranti tali e che, pertanto, non devono essere in possesso di partita IVA ai fini dell’accesso al credito e, conseguentemente, alla garanzia del Fondo.   

EMENDAMENTO 4 ART.  41 Dopo il comma 7 aggiungere i seguenti:

    7 bis L’operatore di microcredito, in fase istruttoria e durante il periodo di rimborso, presta, intensificandone la frequenza nei primi tre anni di ammortamento del prestito, almeno due dei servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio dei soggetti finanziati di cui all’articolo 3, comma 1 del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, 17 ottobre 2014, n.176.

    7 ter In deroga a quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 3, del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, 17 ottobre 2014, n.176, i servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio sono erogati dai tutor iscritti nell’elenco nazionale obbligatorio degli operatori in servizi ausiliari non finanziari di cui all’articolo 13, comma 1-bis del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito con modificazioni dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225.

Nota illustrativa. Con riferimento alla prestazione obbligatoria dei servizi ausiliari per il microcredito, l’art. 3, del DM n°176/2014 prevede: al comma 1, che l’operatore di microcredito presta i servizi “in fase istruttoria e durante il periodo di rimborso”; al comma 2, che “l’operatore di microcredito può affidare, con contratto da stipularsi in forma scritta, i servizi indicati nel presente articolo, a soggetti specializzati nella prestazione di tali attività”.

La normativa richiamata dispone in termini generici i servizi erogati durante il periodo di rimborso senza tuttavia specificare la loro frequenza e la loro durata. Fermo restando che appare maggiormente efficace concentrare il monitoraggio garantito dai prestatori dei servizi ausiliari obbligatori nei primi tre anni di ammortamento, intensificandone la frequenza, si ritiene che una interpretazione della normativa che indichi la loro obbligatorietà nei tre anni successivi all’erogazione renderebbe più efficace e maggiormente sostenibile il prodotto. Tale scelta interpretativa non soltanto risulterebbe conforme al dettato normativo, ma consentirebbe all’attività del tutor di esplicare al meglio i suoi effetti nei confronti del cliente, ossia di seguirlo nella fase più critica di sviluppo dell’attività imprenditoriale. Pertanto, tenuto anche conto di quanto stabilito dall’art. 13, comma 1-bis del DL n. 225/2016 in materia di Elenco nazionale obbligatorio degli operatori in servizi ausiliari per il microcredito e dei connessi obblighi a carico dell’Ente Nazionale per il Microcredito, l’emendamento proposto stabilisce:

  1. all’art. 3, comma 1 del decreto 176/2014, di aggiungere all’espressione “in fase istruttoria e durante il periodo di rimborso” l’espressione “intensificandone la frequenza nei primi tre anni di ammortamento del prestito”;
  2. all’art. 3, comma 2 del decreto medesimo, di sostituire la frase “l’operatore di microcredito può affidare, con contratto da stipularsi in forma scritta, i servizi indicati nel presente articolo, a soggetti specializzati nella prestazione di tali attività” con la frase “I servizi sono erogati dai tutor iscritti nell’Elenco nazionale obbligatorio degli operatori in servizi ausiliari non finanziari di cui all’art. 13, comma 1-bis della legge n. 225/2016”.

EMENDAMENTO 5 Art. 40 Al comma 3, aggiungere in fine il seguente periodo:

È istituita un’apposita sezione speciale, nell’ambito del Fondo centrale di garanzia di cui all’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662 denominata “sezione Microcredito sociale”, con una dotazione di 10 milioni di euro a valere sulle risorse di cui al precedente periodo, per la prestazione di garanzie nella misura dell’80 per cento sui finanziamenti concessi ai sensi dell’articolo 111, comma 3, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, con particolare riguardo per le necessità di approvvigionamento di beni per il consumo alimentare, erogati con le modalità disciplinate dal Titolo secondo del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 17 ottobre 2014, n. 176. L’Ente Nazionale per il Microcredito coordina l’affiancamento dei servizi ausiliari e di monitoraggio previsti dall’articolo 5, comma 5, del decreto n. 176 del 2014.

Nota illustrativa La grave emergenza epidemiologica da COVID-19 che sta colpendo il nostro Paese, produce i suoi effetti non solo sui diversi settori dell’economia e, in particolare, sulle micro, piccole e medie imprese, ma anche sulle persone e sui nuclei familiari maggiormente vulnerabili, che iniziano a mostrare evidenti segnali di incapacità a fare fronte alle spese correnti e al soddisfacimento dei primari bisogni di vita quotidiana. Peraltro, come ormai è accertato anche a livello scientifico, è da escludersi che la pandemia possa esaurirsi nel breve termine; ed anche una volta cessato il propagarsi del contagio sarà necessario per tutti i cittadini continuare ad adottare, per un tempo al momento non definibile, le misure di isolamento sociale ora in atto. In sostanza, si sta profilando il rischio che la crisi sanitaria, dopo aver determinato un’evidente crisi economica, possa sfociare anche in una crisi sociale dalle conseguenze imprevedibili. Si ravvisa pertanto la necessità di intervenire tempestivamente, a margine dall’applicazione delle vigenti misure di welfare, a favore delle persone e delle famiglie in difficoltà, attraverso lo strumento del microcredito sociale; uno strumento già presente nel nostro ordinamento, ma che ha finora riscontrato difficoltà applicative in relazione al reperimento di adeguata provvista di risorse finanziarie, anche perché non supportato da uno strumento di garanzia nazionale come avviene nel caso del microcredito imprenditoriale. L’emendamento pertanto prevede l’istituzione, di una apposita sezione speciale del Fondo centrale di garanzia denominata “Sezione Microcredito Sociale”, in relazione alle esigenze urgenti in precedenza richiamate.

EMENDAMENTO 6 Dopo l’articolo 41 aggiungere il seguente: Art. 41 bis (Tavolo di confronto Ente nazionale per il microcredito Ministero dell’economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali)

  1. In relazione alle misure previste dai decreti legge di emergenza sanitaria da Covid-19, che interessano direttamente o indirettamente il settore del microcredito, presso il Ministero dello sviluppo economico, è istituito un tavolo di lavoro congiunto tra l’Ente Nazionale per il Microcredito, il Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al fine di condividere la definizione delle relative norme di attuazione connesse all’emergenza epidemiologica.     

Nota illustrativa.

Tavolo di lavoro congiunto per l’attuazione dei decreti legge Covid-19

In relazione alle diverse disposizioni introdotte dal decreto-legge “Cura Italia” e riprodotte nel decreto-legge “Liquidità), che riguardano direttamente o indirettamente il comparto del microcredito, si rende necessario costituire un tavolo di lavoro congiunto presso il MEF, tra l’Ente Nazionale per il Microcredito, il Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero del lavoro 

Art. 41 Dopo il comma 7, aggiungere il seguente:

7. bis A decorrere dall’anno 2021 è autorizzata la spesa annua di 800.000 euro a favore dell’Ente nazionale per il microcredito per le attività istituzionali finalizzate all’avvio o l’esercizio di attività di lavoro autonomo o di microimpresa come disciplinati dall’articolo 111 del Decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, con particolare riguardo alla promozione ed al rafforzamento della microimprenditoria femminile di cui al precedente articolo 17. 

Conseguentemente, alla Tabella A, Fondo speciale di parte corrente, la voce: Ministero dell’economia e delle finanze, è ridotta di 800.000 euro per gli anni 2012, 2022 e 2023.

Relazione

L’ENM svolge l’importante funzione istituzionale di promozione e consolidamento della microimprenditorialità per i soggetti che non possono accedere ai canali di finanziamento ordinari. La funzione, oltre che attraverso una capillare azione di promozione su tutto il territorio nazionale, è svolta mediante la vigilanza sui servizi di tutoraggio che accompagnano per legge ogni finanziamento di microcredito che gode di garanzia pubblica. Le prospettive delineate nel Next Generation UE riservano al microcredito ed in particolare alla microimprenditorialità femminile un importante ruolo per il superamento della crisi derivante dalla pandemia. A tal fine è necessario riportare la dotazione finanziaria dell’Ente a livelli che consentano una adeguata operatività, a fronte di precedenti riduzioni di finanziamenti dovuti a tagli lineari, tale integrazione trova ragione anche nella necessità di rispettare gli impegni progettuali assunti nei confronti delle varie Pubbliche Amministrazioni. La copertura finanziaria è reperita mediante corrispondente riduzione del Fondo di parte corrente.

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